Blog di Mafalda Mori

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Come Togliere la Muffa dall’Asciugatrice

La muffa è un organismo che prospera quando umidità residua, residui organici e stagnazione d’aria creano un microclima adatto alla germinazione delle spore. Nell’asciugatrice questi fattori si combinano facilmente se il cestello rimane chiuso a lungo dopo un ciclo, se il filtro lanugine non viene pulito con regolarità o se le guarnizioni in gomma trattengono gocce d’acqua. Nei modelli a pompa di calore, inoltre, l’umidità catturata dal condensatore può ristagnare nel serbatoio o nella vaschetta di raccolta; le particelle di tessuto che passano il filtro si depositano sulle pareti interne, diventando nutrimento per colonie fungine. Eliminare la muffa, dunque, richiede di agire su tre fronti: abbattere le spore con agenti antimicrobici idonei, rimuovere i residui organici che le alimentano e ripristinare un flusso d’aria secco che impedisca la ricomparsa.

Preparare l’intervento in sicurezza

Prima di qualsiasi operazione è essenziale scollegare la spina, perché le parti interne possono contenere componenti elettrici esposti. Indossare guanti in nitrile e, se l’odore di muffa è intenso, una semplice mascherina, le spore inalate possono irritare le vie respiratorie. Tenere a portata di mano un panno in microfibra, una spugna non abrasiva, uno spazzolino a setole morbide, un flacone di alcool isopropilico al settanta per cento e una soluzione di acqua calda con aceto bianco in rapporto uno a uno. Se la macchina è dotata di serbatoio di condensa, svuotarlo prima di iniziare; se lo scarico è collegato direttamente alla rete idrica, chiudere la valvola o scollegare il tubo per evitare fuoriuscite accidentali.

Pulire il cestello e le pale interne

Aprire l’oblò e verificare se sul metallo compaiono macchie verdastre o nere. Inumidire leggermente il panno con la miscela di acqua e aceto e passarlo su tutta la superficie, insistendo sulle giunzioni fra i pannelli di acciaio, dove le spore si annidano. L’acido acetico scioglie i residui di detersivo e crea un ambiente sfavorevole ai miceti senza intaccare la cromatura. Nei punti meno accessibili si utilizza lo spazzolino, lavorando con movimenti circolari delicati per non graffiare il tamburo. Terminata la detersione, asciugare con un secondo panno imbevuto di alcool isopropilico: l’evaporazione rapida dell’alcool rimuove l’umidità residua e disinfetta la superficie.

Guarnizione dell’oblò e sede del filtro lanugine

La striscia di gomma che sigilla lo sportello è il luogo più critico, perché l’acqua condensata scivola lungo la parete frontale e ristagna nelle pieghe del materiale elastico. Piegare lievemente la guarnizione con le dita gloved e spruzzare la soluzione aceto‑acqua nelle fessure; dopo due minuti di contatto, passare la spugna per eliminare eventuali macchioline scure. Un panno imbevuto di alcool completa la sanificazione, lasciando la gomma priva di odori. Il filtro lanugine, spesso a cassettino estraibile, raccoglie fibre che si inzuppano durante l’asciugatura: rimuoverlo e sciacquarlo sotto acqua tiepida, poi tamponarlo con carta assorbente e lasciarlo asciugare completamente prima di reinserirlo. Anche la cornice che ospita il filtro va pulita con lo spazzolino, perché piccole fibre trattenute dalla guarnizione formano uno strato umido che favorisce i funghi.

Condensatore, scambiatori e vaschetta di raccolta

Nei modelli a condensazione o pompa di calore, smontare il pannello inferiore o aprire lo sportellino che cela il radiatore in alluminio. Tirare fuori il condensatore, se estraibile, e sciacquarlo con un getto d’acqua tiepida che fluisca nella direzione opposta al percorso dell’aria, in modo da spingere verso l’esterno tutte le fibre accumulate. Dopo il risciacquo, spruzzare alcool isopropilico e lasciarlo evaporare all’aria per almeno mezz’ora: l’alcool penetra tra le lamelle e ne asciuga i canali. Nel serbatoio di condensa, versare un bicchiere di aceto, agitare dolcemente e sciacquare; se la muffa ha lasciato odori persistenti, riempire il serbatoio con acqua calda e un cucchiaino di bicarbonato, attendere una decina di minuti e svuotare nuovamente. Pulire anche eventuali sensori di livello con un cotton‑fioc imbevuto di alcool per evitare falsi segnali di serbatoio pieno.

Canale di scarico e ventola di soffiaggio

Se l’asciugatrice scarica l’acqua direttamente nello scarico domestico, il tubo plastico può ospitare biofilm scuro. Staccarlo, far passare una soluzione di acqua calda e aceto e sciacquare finché il liquido esce limpido. Controllare che non vi siano pieghe che ostacolano il flusso: ristagni di acqua nel tubo generano odori che, risalendo, impregnano il cestello. Nel vano motore la ventola aspira aria umida; se si intravedono depositi polverosi, basta un colpo di aria compressa o un piccolo aspiratore a batteria per eliminare il particolato. Evitare detergenti liquidi che potrebbero penetrare nei cuscinetti del motore e ridurne la vita utile.

Asciugatura finale e ciclo di igienizzazione ad alta temperatura

Dopo aver rimontato ogni elemento, lasciare lo sportello aperto un’ora per far evaporare l’umidità residua. Quindi impostare un programma a massimo calore senza carico, di solito quello per panni in cotone, e farlo girare circa venti minuti. Il calore interno, unito al flusso d’aria rapida, asciuga le superfici e inibisce i microrganismi rimasti. Se la macchina dispone di funzione “igiene vapore”, si può attivare quella: il vapore secco raggiunge fessure invisibili, abbattendo ulteriormente la carica microbica.

Prevenire la ricomparsa della muffa

Lasciare sempre l’oblò socchiuso dopo ogni ciclo, in modo che l’aria circoli e asciughi le guarnizioni. Pulire il filtro lanugine alla fine di ogni utilizzo e, una volta alla settimana, svuotare o risciacquare il serbatoio di condensa. Ogni due mesi, ripetere la pulizia del condensatore; con la stessa frequenza, far girare un ciclo ad alta temperatura a vuoto con un panno umido impregnato di aceto nel cestello: il vapore acido svolge una manutenzione leggera ma costante. Evitare di lasciare panni umidi dentro la macchina in attesa di un ciclo successivo, perché l’umidità intrappolata è il fattore scatenante principale. Infine, mantenere la stanza di installazione ben ventilata o dotata di deumidificatore riduce drasticamente la possibilità che condensa esterna contribuisca alla formazione di muffa.

Quando chiedere assistenza professionale

Se, nonostante la pulizia completa, l’odore di muffa ritorna dopo pochi giorni, potrebbe esserci acqua nelle zone non ispezionabili come i condotti interni del flusso d’aria o i pozzetti del sensore di umidità. In tal caso è opportuno contattare il servizio tecnico: smontare la scocca senza competenze espone a rischi elettrici e annulla la garanzia. Un tecnico potrà accedere ai canali nascosti, sostituire eventuali guarnizioni porose e verificare che la ventola raggiunga la velocità progettuale, assicurando così che l’asciugatrice torni a operare in un ambiente salubre e privo di odori.

Mafalda Mori

Mafalda Mori

Mafalda Mori è una voce autorevole nel panorama online dedicato alla bellezza, ai consigli per i consumatori e alla gestione della casa. Con un background multidisciplinare, Mafalda ha saputo coniugare la sua passione per la scrittura con un interesse profondo per tutto ciò che riguarda la quotidianità domestica.

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